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I geloni si formano per una esagerata reazione della pelle al freddo, si generano per un'improvvisa variazione della temperatura e colpiscono soprattutto le estremità: mani, piedi, naso e orecchie, provocando arrossamenti con pelle ispessita e screpolata, gonfiori della parte interessata, prurito intenso e dolore. Il problema è legato ad una cattiva circolazione periferica e, ovviamente, si previene riscaldando adeguatamente le parti ed evitando di esporsi a bruschi cambi di temperatura. Il trattamento omeopatico prevede alcuni rimedi, il più importante dei quali è Agaricus muscarius, utilizzato quando ci sono tutti i sintomi citati e, in particolare, contro i geloni localizzati nelle zone dove i tessuti sovra-ossei sono sottili (dorso delle dita di mani e piedi). Petroleum si usa in caso di prurito intenso, bruciore, e il colore è violaceo. Anche dopo anni le zone sedi dei geloni rimangono sensibili e al minimo cambio di temperatura diventano rosse e calde. La pelle è secca e screpolata, con fissurazioni che possono sanguinare. Si utilizzano sia Rhus toxicodendron che Rhus venenata se prevalgono bruciore e prurito, mentre Hepar sulphur è indicato se i tessuti si infettano e tendono a suppurare. Invece Psorinum corrisponde alla tendenza costituzionale a formare i geloni; è utile quando la pelle è spessa.
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Una ricerca condotta da Nomensa su commissione delle Nazioni Unite restituisce un dato poco confortante per quanto concernente l'accessibilità del World Wide Web. La ricerca è stata condotta su 100 diversi siti web: 5 ambiti diversi per ogni nazione, 20 nazioni esaminate. In tutto solo 3 siti web su 100 hanno passato la soglia dell'accessibilità minima richiesta dalle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG), mentre il 97% dei siti esaminati è risultato essere non accessibile. I numeri non fanno altro che evidenziare una situazione poco positiva per un mondo web che, così facendo, estromette le persone disabili dalla possibilità di accedere all'immensità dei contenuti presenti. I risultati sono a maggior ragione gravi in quanto il paniere dei siti analizzati non è generalista, ma specificatamente mirato sui siti delle maggiori compagnie aeree, ai siti dei vari capi di stato, ai siti di banche e giornali.
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Cresce la voglia di curarsi a casa piuttosto che in ospedale: il 77% degli italiani esprime una preferenza verso forme di assistenza domiciliare. Torino (88%) e Palermo (78%) i centri urbani maggiormente polarizzati su questo tipo di scelta. Insomma, italiani casalinghi quando cè da curarsi e, naturalmente, quando il problema di salute lo consente. A sostenerlo una ricerca commissionata da Air Liquide, azienda che opera nel settore dei gas tecnici ad uso industriale e medicale, e condotta da Nextplora nel novembre 2006 su un campione rappresentativo della popolazione over 35 residente nel Centro, Nord e Sud Italia. Per coloro che dichiarano di preferire l'assistenza domiciliare è soprattutto la serenità che deriva dall'ambiente e dagli affetti familiari la motivazione principale di questa scelta (58%). Ma anche la comodità di stare a casa propria fa la differenza rispetto all'ospedale (33%). Le donne e i più giovani (35-44 anni) apprezzano anche i minori disagi per lo spostamento. Particolarmente sensibili a questo fattore i centri metropolitani, più caotici e trafficati, di Milano e Roma.
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E' attesa a brevissimo, già dall'inizio del nuovo anno, l'autorizzazione all'uso della terza generazione di cuore artificiale, una sorta di bottone di qualche centimetro di diametro che, sostituito a un cuore che non ce la fa più, permetterà ai pazienti di vivere una vita praticamente normale con un bisogno ridotto di terapie anticoagulanti indispensabili con i device più vecchi. E' quanto dichiarato da Ettore Vitali, Responsabile del Dipartimento Angelo De Gasperis Divisione Di Cardiochirurgia presso l'Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda di Milano al XXIII Congresso della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca. Il nuovo cuore artificiale, spiega Vitali, è una piccola centrifuga che con palettine simili a un timone in miniatura pompa il sangue in un modo ottimale riducendo i rischi per il paziente. E' stato sperimentato in molti stati tra cui Austria, Germania, Usa, Australia ed ha dato ottimi risultati tanto da essere ormai prossimo all autorizzazione. Il cuore artificiale, spiega Vitali, permette di avere una vita normale e può essere un salva-vita in tutti quei, moltissimi, casi in cui il trapianto di cuore non è praticabile, almeno 3000 vite in più ogni anno in Italia potrebbero essere salvate e in alcuni casi sembra addirittura capace di 'rimettere in moto' il cuore del paziente in modo da poterlo poi rimuovere dopo un certo periodo di applicazione.
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Gli esperti la chiamano ‘fobofobia’, cioè paura di avere paura . Dopo l’impatto con episodi ripetuti di terrorismo il mondo vive una sorta di ‘timore globale’, un senso di precarietà collettivo, verso il quale non esistono ancora strumenti necessari per affrontare e vincere la sfida. Per trovare soluzioni a questa situazione e imparare a gestirle parte il Master di I Livello “Analisi e gestione dei contesti di paura e panico. Aspetti neuro-psicologici, socio-antropologici e mass-mediologici”, previsto a partire dal prossimo Anno Accademico alla Libera Università San Pio V di Roma. Diretto da Rosario Sorrentino, Neurologo, Direttore dell’Unità Italiana per la cura degli Attacchi di Panico (UIAP), Clinica Paideia, Roma, il corso, primo in Italia nel suo genere, ha come obiettivo primario quello di cambiare il nostro rapporto con la paura. “È necessario modificare progressivamente i comportamenti di ognuno di noi affinché si arrivi alla consapevolezza della paura", spiega Sorrentino, "è questo il solo modo per affermare un nuovo paradigma culturale, quello della paura consapevole".
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Nuove e interessanti prospettive nella cura della malattia di Alzheimer, grazie a un collirio che contiene la molecola Ngf. Una goccia di questa sostanza è in grado di raggiungere i neuroni del prosencefalo basale e prevenirne la morte. E’ questo il risultato di studi clinici condotti da Luigi Aloe, dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e da Alessandro Lambiase della Clinica oculistica dell’Università di Roma “Campus”. “Negli ultimi anni – è scritto in una nota del Cnr - il fattore di crescita nervoso (scoperto negli anni ’50 dal premio Nobel Rita Levi-Montalcini) ha ricevuto molta attenzione come potenziale agente terapeutico nella malattia di Alzheimer e attualmente, l’uso di questa molecola nel trattamento della malattia richiede la somministrazione intracerebrale in prossimità delle aree cerebrali colpite dalla patologia, essendo incapace di attraversare la barriera ematoencefalica”.
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