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Allarme dei medici, tubercolosi non è debellata Stampa E-mail

mediciContrariamente a quanto si possa comunemente pensare, la tubercolosi è una malattia tutt'altro che debellata. Anzi: nei prossimi 20 anni ucciderà nel mondo 35 milioni di persone. Perché un dato è certo: oggi ne uccide all'anno quasi 2 milioni, per l'esattezza 1,7. A lanciare questo allarme, documentato da dati statistici verificati, sono gli esperti del San Raffaele di Milano insieme all'associazione Stop TB Italia, organismo riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della sanità e specializzato appunto nella raccolta fondi, nella ricerca e nella cura nel mondo della tubercolosi. A questa malattia, con la quale tanto si può convivere per anni quanto morire in tempi relativamente rapidi, il San Raffaele ha voluto dedicare un convegno in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi. Convegno dal quale è emerso con evidenza questo dato: non solo la tbc (il romantico 'mal sottile') esiste, ma la sua diffusione nel mondo é di proporzioni impensabili. Nel 2004 sono morte di tubercolosi 1,7 milioni di persone, in media 5 mila ogni giorno. Il 98% di queste viveva in Paesi in via di sviluppo. "Dai dati in nostro possesso - ha spiegato il dottor Massimo Raviglione, direttore del dipartimento Stop TB dell'Oms - i nuovi casi di tubercolosi nel 2004 sono stati 8,9 milioni, localizzati per l'80% in 22 Paesi". Cioé a dire Asia e Africa in primo luogo. Ma anche Paesi dell'ex Urss. In Europa la tbc appare sotto controllo: 439 mila nuovi casi, 67 mila morti. Sembra un dato secondario, "ma non è così - ha sottolineato Raviglione - perché nel mondo globalizzato il flusso migratorio oggi in atto ha rimesso in moto il contagio". Ecco allora che il numero raddoppia se si tiene conto dell'Europa allargata: nel 2003 nei primi 15 Paesi membri UE solo 15 persone su 100 mila erano malate, ma questa percentuale é quasi doppia nei Paesi entrati nell'Unione nel 2004. E nei Paesi dell'ex Unione Sovietica il dato è cresciuto ulteriormente: 100 persone su 100 mila sono malate.

"Tutti pensano che in Italia la tubercolosi non sia un problema - ha spiegato Anna Cataldi, segretario generale per la Pace e attiva nella Lotta alla Tubercolosi -, ma sarebbe più corretto dire che la tbc non è una priorità sanitaria. Ciò non significa dire che sia scomparsa. E se pensiamo al mondo, vi garantisco che in Africa la situazione è drammatica". I Italia i dati statistici parlano di 4 mila casi all'anno. Una costante che si ripete anno dopo anno, "ma è legittimo ritenere - ha precisato il dottor Luigi Codecasa, del Centro regionale di Riferimento di Villa Marelli a Milano - che ci troviamo di fronte a un problema di sottonotifica. Nel senso che i casi possibili possono essere stimati sui 6 mila, forse di piu". Milano, dove i casi accertati sono 400 all'anno da quasi 20 anni, è una delle poche realtà in cui la tbc viene registrata e 'schedata'. Il dato curioso, e per certi versi preoccupante, è l'evoluzione 'etnica' che ha avuto la malattia: i casi accertati sono rimasti 400, ma mentre nell'89 su dieci casi la tbc colpiva 7 italiani e 3 stranieri, oggi colpisce 7 stranieri e 3 italiani". Perché? Perché la tbc è in primo luogo una malattia della povertà: zone a forte concentramento urbano e magari a scarso tasso di igiene favoriscono il diffondersi del contagio. "Non é un caso - ha aggiunto Codecasa - che se in Italia la proporzione è di 7 casi su 100 mila, a Milano questa percentuale sale a 30-35 su 100 mila. E i più colpiti sono i poveri e malnutriti, per le condizioni in cui vivono". Da qui il ribaltamento della proporzione. Forse anche per questo sarà riavviato a Milano un programma di "scuole sentinella" per la tubercolina: scuole a campione che "per sicurezza" terranno sotto controllo i bimbi.

Fonte: Ansa

 
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