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Donnie Darko: impressioni da cult movie |
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Non è possibile sempre collocare un genere di fim in una categoria ben definita, con contorni netti e con una fase criptica che, poi, rivela finalmente la sua logica.
Donnie è slipstream: la sua inquietudine che salta nel mondo fantastico-fantascientifico, spostandosi poi in quello esoterico-orrorifico, vorrebbe approdare in uno stato realistico-psicologico. A mescolare il tutto, lo sguardo ipnotico del suo interprete che cerca, nella telecamera, conforto. Donnie sfugge all'ipnosi e la riversa sullo spettatore. Il suo magistrale regista, Richard Kelly, lo colloca nel limbo di quegli inquieti- reali-irreali "concettosi" personaggi che abitano la TERRA. Donnie è carico infatti di esperienze psicologiche, carico di essere, impacciato e timido nella forma e nello stesso tempo consistentemente voluminoso e trasparente.
Donnie vede un'anima in tutti noi, che si agita e corre sui confini di mondi alternativi fatti però di scelte esatte, tutte quelle scelte che faranno di lui un movie e di noi esseri viventi un cult.
Articolo a cura di Irene Cannone
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