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Quattordici anni racchiusi tra due tragiche parentesi. Estate 1900, Monza: l’anarchico Bresci esplode rivoltellate contro Re Umberto I, uccidendolo. Estate 1914, Sarajevo: Gavrilo Princip, 18 anni, recita lo stesso copione e a morire sono il principe d’Austria Francesco Ferdinando, erede al trono imperiale, e sua moglie. E’ la scintilla dell’immane massacro chiamato prima guerra mondiale. In mezzo, la cosiddetta “Belle Epoque”, considerata da ottimisti pensatori di quei giorni foriera di benessere e di progresso. Come non si poteva guardare avanti con fiducia totale vedendo che in pochi anni si era passati dalle carrozze a cavalli, come quella su cui si trovava Re Umberto al momento dell’attentato a già potenti e confortevoli automobili, come quella in cui venne colpito Franz Ferdinand? Un’evoluzione rapida, piena di coraggio e di genialità, per certi versi prodigiosa quella che viene raccontata come un vero e proprio romanzo incastonato nei cambiamenti sociali e politici di un Paese che stava provando a studiare da “grande”.
A scriverlo è Giorgio Boatti, giunto a una nuova e ancora convincentissima prova di saggio-documento sulla storia del nostro costume. L’autore ha scelto come titolo “Bolidi” , così come venivano chiamati dalle prime gazzette sportive quei veicoli ancora poco più che sperimentali, capaci magari di toccare a malapena i 50 o 60 orari, ma certamente impressionanti per un’Italia che si stava ancora dividendo tra cavallo e l’ancor giovane bicicletta. Se oggi l’automobile divide il suo significato tra i ruoli di status symbol, mezzo di prima necessità e danno ecologico, “Bolidi” ci fa gustosamente riscoprire come il suo avvento, oltre che fondamentale per la primaria natura di comunicazioni e trasporti, abbia davvero influito in maniera decisiva sulla vita quotidiana, sulla cultura, sul modo di pensare. Basti ripercorrere, tra le pagine del libro, l’affascinante storia del Touring Club Italiano, organizzazione cui forse non si dice ancora abbastanza grazie: non ci fosse stata la privata iniziativa di associazione tra i primi ciclisti, poi evoluti ad automobilisti, chissà quanto il malandato Regno d’Italia avrebbe fatto attendere le prime carte stradali, la prima rete di distributori di “essenza” (leggi benzina) e di autorimesse, il primo codice della strada che cercava di mettere ordine nel bailamme di ruote, fossero essere due o quattro, e di zampe. Il tutto mentre l’auto entrava con tutto il suo rombo nell’arte grafica e scritta (vedi il solito, temerario D’Annunzio), nello sport con le prime gare salutate da “ali di folla entusiasta” e soprattutto nell’economia, quando il ricco possidente agricolo e ufficiale di cavalleria Giovanni Agnelli ha deciso di lasciare l’accucciata tranquillità di Villar Perosa per fare qualcosa di nuovo. Scorrevolissimo, divertente e istruttivo, “Bolidi”. Consigliato non solo agli appassionati di cilindri e pistoni, ma a tutti quelli che ritengono, giustamente, che le vicende del passato siano la chiave per interpretare e capire quelle del presente.
Giorgio Boatti
BOLIDIQuando gli italiani incontrarono le prime automobili
pagg.295, euro 18,00
Mondadori Articolo a cura di Andrea Saronni pubblicato su www.tgcom.it
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