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Speciale Oscar: Babel Stampa E-mail

Regia:  Alejandro González Iñárritu. Con Cate Blanchett, Brad Pitt, Gael García Bernal, Mahima Chaudhry, Mahima Chaudhry, Kôji Yakusho, Shilpa Shetty, Lynsey Beauchampbabel

 La Bibbia racconta che Babele era una torre altissima, costruita dagli esseri umani con lo scopo di raggiungere il paradiso; questo tentativo provocò la collera di Dio che, per punire l'umanità della sua presunzione, divise gli uomini attraverso la creazione di diverse lingue: da allora cominciarono i nostri problemi di comunicazione. Partendo da questo assunto biblico, Aleandro Gonzalez Inarritu chiude con "Babel" la sua personale trilogia "dei sentimenti", iniziata con l'ottimo "Amores Perros" (2000) e proseguita nel 2003 con l'indigeribile 21 Grammi. Il regista messicano ha dichiarato: "Sono sempre stato attirato dalle coincidenze e dalle storie parallele. Io vedo la vita come una successione di segmenti; la linearità e la cronologia non mi sembrano in grado di rendere giustizia alla realtà dell'esistenza".

E infatti anche Babel ripropone una costruzione narrativa ad incastro, nella quale il montaggio assume un'importanza fondamentale: in pieno deserto marocchino, uno sparo vagante finirà per unire le esistenze di due turisti americani (Brad Pitt e Kate Blanchet), due bambini marocchini, un'immigrata messicana e una studentessa giapponese sordomuta. Inarritu utilizza l'imprevedibilità della vita come "scusa" per smascherare la difficoltà umana (ad ogni latitudine) nell'accettare l'assenza, la rottura dei legami, in altre parole: nell'affrontare la solitudine. Nonostante il titolo del film abbia un significato simbolico, Babel non si concentra unicamente sulle barriere linguistiche viste come massima espressione dell'incomunicabilità tra i popoli; la difficoltà linguistica è un vettore con il quale Inarritu e lo sceneggiatore Guillermo Arringa ci parlano di immigrazione, difficoltà di coppia, amore paterno, educazione e tolleranza. Il confronto/scontro culturale rimane però sempre sullo sfondo, proprio perché sono i personaggi ad essere al centro dell'attenzione, così come è dal loro punto di vista che seguiamo l'incedere della vicenda. A differenza del precedente "21 Grammi", Inarritu rimane "lontano" dall'azione, non perde di vista la narrazione in funzione dello "stile a tutti i costi" e non si lascia andare ad eccessi melodrammatici: la giuria (e il pubblico) lo ringrazia ricompensandolo con il Premio per la miglior Regia.

Fonte http://filmup.leonardo.it/babel.htm

 
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