Skip to content

Green color

Narrow screen resolution  Wide screen resolution  Increase font size  Decrease font size  Default font size  Skip to content Default color Pink color Green color Green color

Login Form

Username

Password



Recupera la tua password?
Non sei registrato? Registrati

NewsLetter

Inserisci la tua email:

Benvenuto a .......

rararbol 20 Jul 2008
francescof 15 Jul 2008
mariacasato@yahoo.it 13 Jul 2008
minoamaru 09 Jul 2008
binnie 02 Jul 2008

Top 5 Posters!!

linx 186
naniello 54
winner8 22
ACCVEL 16
Scricchioletto 11

Idisabili - RSS

Preleva i nostri feed rss e sarai sempre aggiornato!
HOME arrow News arrow La paura di avere paura, malattia della globalizzazione
La paura di avere paura, malattia della globalizzazione Stampa E-mail

follaGli esperti la chiamano ‘fobofobia’, cioè paura di avere paura . Dopo l’impatto con episodi ripetuti di terrorismo il mondo vive una sorta di ‘timore globale’, un senso di precarietà collettivo, verso il quale non esistono ancora strumenti necessari per affrontare e vincere la sfida. Per trovare soluzioni a questa situazione e imparare a gestirle parte il Master di I Livello “Analisi e gestione dei contesti di paura e panico. Aspetti neuro-psicologici, socio-antropologici e mass-mediologici”, previsto a partire dal prossimo Anno Accademico alla Libera Università San Pio V di Roma. Diretto da Rosario Sorrentino, Neurologo, Direttore dell’Unità Italiana per la cura degli Attacchi di Panico (UIAP), Clinica Paideia, Roma, il corso, primo in Italia nel suo genere, ha come obiettivo primario quello di cambiare il nostro rapporto con la paura. “È necessario modificare progressivamente i comportamenti di ognuno di noi affinché si arrivi alla consapevolezza della paura", spiega Sorrentino, "è questo il solo modo per affermare un nuovo paradigma culturale, quello della paura consapevole".

Affrontare i diversi aspetti della paura, dal terrorismo al bio-terrorismo, dai kamikaze alle paure emergenti (pandemia, aviaria, HIV). Fobie che sono sempre più in aumento e influiscono in modo determinante sui nostri comportamenti. “Questo tema va affrontato in modo razionale", afferma Sorrentino, "imparando le tecniche attraverso un Master proposto dalla Libera Università San Pio V di Roma, per dare una risposta decisiva a chi cerca di utilizzare proprio la paura come supporto sociale per destabilizzarci. Una cattiva notizia fa notizia, quella buona no! In altri termini la globalizzazione ci ha condotto a percepire questa overdose di informazione, ciò che accade a migliaia di persone nel mondo come un fatto che succede dietro l’angolo. La conseguenza è che ci sentiamo tutti immersi in una sorta di ‘reality show’ a respirare costantemente paura.” Sorrentino suggerisce uno slogan: “Non abbiate paura di aver paura! Perché dicendo “noi non abbiamo paura”, commettiamo un errore psicologico e comunicazionale: è normale avere paura, non possiamo non avere paura, dobbiamo arrivare però ad avere un approccio diverso, quello della ‘paura consapevole’, che potrà riuscire solo attraverso un allenamento del cervello, il vero epicentro della nostra esistenza.”
L’educazione alla paura potrebbe rientrare nel progetto del Ministro della Salute Turco e del Ministro dell'Istruzione Fioroni, che prevede l’inserimento nelle scuole di un’ora di lezione di educazione sanitaria. “All’interno del progetto ministeriale potrebbe esserci una 'lezione di paura', con esperti di psicologia dell’emergenza e della paura, mass-mediologi e sociologi, una o due volte al mese, proprio nel calendario scolastico”, suggerisce Sorrentino. “Una proposta molto interessante, anzi, la condivido totalmente. Un criterio più profondo", interviene l’Onorevole Peppino Caldarola, "per la lettura dell’informazione che arriva da TV e carta stampata a tutti, soprattutto ai giovani. Leggere le notizie attraverso operatori dell’informazione e fornire una capacità critica di lettura del fenomeno terrorismo, la cui anima, per disarmare la democrazia, è la cultura della paura. E invece si deve riuscire a vivere nella normalità”.
“Io credo che mai come in questo periodo, purtroppo", dice il professor Paolo de Nardis, Sociologo dell’Università La Sapienza di Roma, "si debba parlare del panico non solo come patologia di tipo individuale, ma di patologia sociale vera e propria. Alla base del panico c’è la 'paura di aver paura' che è un concetto squisitamente sociale, per cui questo Master vede in qualche modo il coinvolgimento di più specialità, da quella medico-neurologica a quella patologica, a quella sociologica, a quella antropologica, a quella psicologica e a quella mass-mediologica, perché c’è il problema della comunicazione a monte del fatto.”
Il Master infatti servirà a formare esperti nell’ambito di un progetto interculturale, con tre aree di interesse: neuro-psicologica, mass-mediologica e socio-antropologica. Sarà strutturato scientificamente e partirà dal panico per arrivare alla paura, parlando delle diverse fobie e delle nuove cure, utilizzando meeting interculturali e interdisciplinari per affrontare il problema in modo globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha osservato che dopo l’11 settembre sono aumentati sia gli attacchi di panico che la paura, legata a trauma da stress per il vissuto post-traumatico degli eventi catastrofici e per l’impatto emotivo che le immagini hanno nel nostro cervello. Un Osservatorio Europeo permanente sul Fenomeno della Paura, una sorta di sismografo culturale e sociale per monitorare le nostre emozioni e meglio comprendere le nostre fobie. È questo l’obiettivo finale del professor Sorrentino che indica il fattore P, come quel fattore onnipresente nella nostra vita. “Nessuno spiega che cos’è la paura. Nessuno spiega che la consapevolezza può aiutare a superare ogni incertezza. Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale istruire fin dall’adolescenza a distinguere tra panico e paura, a prevenire la paura, con cui noi dobbiamo fare i conti nella vita quotidiana, attraverso una ‘scuola di paura’, per dare la possibilità di viverla consapevolmente, da adulti", conclude Sorrentino.

Fonte: Ufficio stampa Libera Università San Pio V 2006

 
< Prec.   Pros. >