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Sanità: indagine, 77% italiani preferirebbe cure domiciliari Stampa E-mail

medicoCresce la voglia di curarsi a casa piuttosto che in ospedale: il 77% degli italiani esprime una preferenza verso forme di assistenza domiciliare. Torino (88%) e Palermo (78%) i centri urbani maggiormente polarizzati su questo tipo di scelta. Insomma, italiani casalinghi quando cè da curarsi e, naturalmente, quando il problema di salute lo consente. A sostenerlo una ricerca commissionata da Air Liquide, azienda che opera nel settore dei gas tecnici ad uso industriale e medicale, e condotta da Nextplora nel novembre 2006 su un campione rappresentativo della popolazione over 35 residente nel Centro, Nord e Sud Italia. Per coloro che dichiarano di preferire l'assistenza domiciliare è soprattutto la serenità che deriva dall'ambiente e dagli affetti familiari la motivazione principale di questa scelta (58%). Ma anche la comodità di stare a casa propria fa la differenza rispetto all'ospedale (33%). Le donne e i più giovani (35-44 anni) apprezzano anche i minori disagi per lo spostamento. Particolarmente sensibili a questo fattore i centri metropolitani, più caotici e trafficati, di Milano e Roma.

L'indagine evidenzia che il 91% del campione conosce il servizio di assistenza domiciliare integrata. La maggior parte ne è venuta a conoscenza tramite il passaparola di amici e/o conoscenti (44% sul totale campione); ma anche TV e carta stampata hanno un ruolo significativo nel veicolare informazioni sul servizio (32 e 28%, rispettivamente). Ancora poco determinante, invece, il ruolo delle Asl (27%). Chi preferisce l'ospedale, invece, lo fa soprattutto perché percepisce maggiore sicurezza (37%) e un'assistenza specializzata più professionale (30%). Mentre l'aspetto caratterizzante i servizi di assistenza sanitaria domiciliare è, su tutti, un fattore di tipo umano e relazionale: la possibilità di un rapporto personale con l'assistente (60%). Importanti anche le caratteristiche relative alla qualità del servizio, quali puntualità, regolarità e professionalità della prestazione offerta (36 e 33%, rispettivamente).
I vantaggi percepiti sono principalmente legati alla maggiore comodità e al minore disagio psicologico per il paziente. Scarsa invece la considerazione generale del fatto che tali servizi possano realmente incidere sull'efficienza delle strutture pubbliche. I numeri confermano la volontà delle persone di potersi curare a casa propria anziché recarsi in ospedale, come avviene già in altri Paesi - commenta Carlo Castiglioni, direttore sanitario di Air Liquide - In Italia esiste una resistenza del settore ospedaliero a trasferire al territorio il trattamento delle patologie croniche stabilizzate: se per alcune patologie il livello di trasferimento delle terapie a domicilio è soddisfacente in termini numerici e in termini di qualità ed efficacia delle cure, ne esistono altre per le quali i pazienti rimangono ricoverati in strutture di degenza anche se vi sono le condizioni per la gestione domiciliare.

Fonte: Adnkronos

 
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