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Albert Herbert e Michael Knaus sono due tecnici dello sci per disabili che, qualche tempo fa, per conto dell'associazione predazzese SportABILI, hanno compilato un manualetto sulle origini e lo sviluppo di questo sport. Intervista ad Albert Herbert, che dal 1988 al 1998 è stato responsabile tecnico dello sci alpino nella FISD, Federazione Italiana Sport Disabili (settore fisico e mentale).
Lo sci è uno sport vecchio come il mondo...
«Lo sci è vecchio come il mondo (reperti risalenti a quattromila anni fa testimoniano l’utilizzo di tavole di legno per sciare), ma è stato utilizzato solo come mezzo di trasporto fino al XIX secolo, quando, a partire dai Paesi Scandinavi, si è cominciato a praticarlo come sport».
E i disabili? Quando hanno incontrato lo sci?
«I primi dati certi risalgono alla seconda guerra mondiale: i numerosi reduci amputati che sapevano sciare si sono inventati un modo per continuare a farlo, nonostante la loro modificata fisicità. Tre sci, uno per racchetta e il terzo per la gamba sana, hanno permesso di sciare ad amputati sopra il ginocchio. Zeppe sotto gli scarponi e cavi e carrucole per piegare l'articolazione sono stati i primi ausili per disabili amputati sotto il ginocchio. Nel 1947 questo sport si è diffuso molto e l’anno dopo sono stati organizzati i primi corsi per disabili. A questo punto ai disabili di guerra si sono aggiunti altri disabili, ma fino agli anni Settanta amputati e non vedenti erano gli unici a sciare».
E i disabili in carrozzina?
«La voglia di sciare e la fantasia li hanno spinti a produrre diversi prototipi per sciare, fino all’invenzione del monosci».
Come funziona?
«Il monosci, in un sedile Kevlar con sospensioni, è attaccato a uno sci normale mediante un dispositivo. Il disabile scia utilizzando l’equilibrio del proprio corpo, aiutato da due stabilizzatori. Stabilizzatori e sospensioni che, nel corso del tempo, sono stati perfezionati, tanto che ora, con il mono-sci, si può fare slalom ad alto livello».
Dopo i corsi sono venute le gare...
«Nel 1948, mentre a Badgastein, in Austria, 17 atleti partecipano al primo campionato disabili di cui abbiamo traccia, a Stoke Mandeville, in contemporanea con le Olimpiadi estive, si svolgono i primi giochi in carrozzina».
Da qui il passo per le Paralimpiadi è breve?
«Non proprio, perché, se già nel 1960 vengono organizzati a Roma i primi Giochi Estivi Parallimpici ufficiali, bisogna aspettare il 1976 per i primi Giochi Paralimpici Invernali. Poi, nel 1982, viene fondato il Comitato Internazionale Coordinativo (ICC) che avrebbe coordinato da quel momento in poi i Giochi Paralimpici. Successivamente, inoltre, si sono sviluppate nei singoli Stati gare che poi convergono nelle Coppe Europee e Mondiali, caratterizzate dalle seguenti specialità: slalom, slalom gigante, super G e discesa libera».
Che rapporto c’è tra Giochi Olimpici e Paralimpici invernali?
«Si svolgono entrambi nella stessa località e i secondi cominciano subito dopo la fine dei primi. In qualche caso sono state utilizzate le stesse strutture e, secondo me, è fondamentale che cresca l’integrazione degli atleti disabili a livello olimpico».
Lo sci per persone con disabilità è uno sport costoso?
«Questa domanda tocca un tasto delicato. Ai costi dell’attrezzatura bisogna aggiungere infatti quelli dei viaggi, degli alloggi e del tempo dedicato agli allenamenti, spesso rubato alle vacanze o ai permessi lavorativi. È molto difficile trovare sponsorizzazioni in questo campo, anche se la situazione sta migliorando».
Fonte: Superando
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