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Domenica 3 dicembre si è celebrata la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Iniziativa foriera di numerose e lodevoli iniziative, che non coinvolgono però - troppo spesso - la società nel suo complesso, tanto da far pensare, fin dalle situazioni più comuni, che l'attenzione verso questo mondo ci sia solamente a parole. Un esempio? Le tante strutture di nuova costruzione che hanno gli scalini all’ingresso o bagni non adatti ai disabili. Realtà comuni, eppure la legge 503/96 parla chiaro: “Per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilita di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacita motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi”.
A dieci anni da questa importante emanazione è ancora difficile ai disabili chiedere ciò che la legge loro garantisce: capita ancora di essere giudicati "strafottenti" per la semplice richiesta di rendere agevole il superamento di un gradino anche da parte di chi si sposta su una sedia a ruote. Fortunatamente, qualcosa si muove ugualmente: da luglio 2007, ad esempio, ci sarà una vera e propria “rivoluzione” nel settore della fornitura dell’energia elettrica, in forza di una Direttiva comunitaria (la 54/2003). Per questo nella legge finanziaria si prevedono misure di tutela che consentano agevolazioni tariffarie e compensative di qualche natura per i più ‘deboli’.
Tutto questo però non basta, perché quello che manca in larga misura è la cultura del ‘diversamente abile’. Il portatore di handicap è ancora visto come colui che deve chiedere, come quello che deve essere aiutato, e non come una persona cui fanno capo doveri ma anche diritti. E' dipinto come un bisognoso di aiuto, e non è invece riconosciuto come una persona capace di esprimere tutte le sue abilità e competenze. Una nuova cultura della ‘diversabilità’ deve ancora crescere, e deve valere tutti i giorni, tutto l'anno.
L'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, la garanzia di una istruzione scolastica e universitaria, la possibilità di cure sanitarie e riabilitatibe specialistiche: sono tanti gli ambiti in cui ancora molto deve essere fatto. Fra queste, naturalmente, anche l'abbattimento delle barriere architettoniche: un fatto di civiltà che deve essere compreso in tutte le sue implicazioni, perchè organizzare una città a misura di disabile non equivale ad una ‘squalifica’, ma favorisce la piena autonomia delle persone, rendendo possibile la creazione di reti relazionali capaci di dare giovamento all'intero società . Cosicché il 3 dicembre diventi un giorno di normale vitalità giornaliera...
Fonte: korazym.org
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